Gran Sasso: l'onorevole Beatrice Brignone reagisce alla Senatrice Pezzopane e a Quintino Liris

 

 

 

Le reazioni improprie e stizzite alla mia interrogazione sul pericolo di una nuova e devastante cementificazione nel Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga confermano non solo la bontà della mia iniziativa di sindacato ispettivo, ma anche la necessità che di questa situazione sia messo al corrente il Parlamento e si chieda un pronunciamento del Ministero dell’Ambiente".

Si legge in una nota firmata dall'onorevole Beatrice Brignone che ha inteso replicare, così, alle reazioni suscitate in città dalla sua azione parlamentare. "Qualsiasi parlamentare della Repubblica, se intende svolgere il suo ruolo con competenza e diligenza, non può ignorare, né sottacere, il fatto che sono in itinere pessimi progetti, come quello relativo alla realizzazione del più grande impianto sciistico d’Abruzzo che prevede la cementificazione di molte aree interne al Parco del Gran Sasso, distruggendo la sua biodiversità, la sua ricchezza naturale e il suo paesaggio. E infatti - sottolinea la deputata marchigiana che ha preso il posto di Enrico Letta a Montecitorio - contro questo insensato progetto non sono né sola, né isolata, visto che le mie preoccupazioni sono le stesse di tante associazioni ambientaliste, comitati, cittadini, organi di informazione e, per fortuna, anche di molti politici".

E’ giusto e doveroso investire per lo sviluppo del territorio del Gran Sasso, scrive Brignone, ma affinché lo sviluppo, e i sui benefici, siano utili e duraturi, "questo deve essere sostenibile e ambientalmente compatibile, pena la dissipazione o, peggio, la distruzione del bene naturale che abbiamo il dovere di gestire con cura e di tutelare per le future generazioni. Purtroppo devo constatare che permane ancora un’idea rozza e suicida dello sviluppo turistico che mette in pericolo gli stessi beni che si intendono 'valorizzare', che è più attenta alla logica dell’appalto e dell’utile immediato per qualche progettista e impresa interessata rispetto alla corretta gestione degli investimenti pubblici e del territorio, nostro 'bene comune' irriproducibile".

L’incompatibilità ambientale del progetto è talmente evidente che non è possibile far finta di niente o nascondersi dietro argomentazioni demagogiche e inconsistenti, attacca ancora la deputata, eletta nelle fila del Partito Democratica e oggi al Gruppo Misto. "L’eventuale realizzazione della nuova seggiovia delle Fontari distruggerebbe in modo irreparabile habitat prioritari di alta quota di interesse comunitario e ricchissimi di biodiversità. I progetti, poi, sono in palese contrasto sia con la Legge quadro sulle aree protette, sia con i vincoli posti dall’Unione Europea che, non per caso, hanno istituito per quell’area un zona SIC (SITO INTERESSE COMUNITARIO) e una ZPS (ZONA PROTEZIONE SPECIALE). La seggiovia 'Nuove Fontari' non era prevista nel piano d'area. il progetto non prevede lo smantellamento della vecchia seggiovia Fontari e il progetto “Nuove Fontari” non è una sostituzione del vecchio in quanto è lungo il doppio, da 800m a 1600m, e si trova in altra posizione geografica. Che dire poi del fatto che per questo nuovo tracciato non esiste alcuno studio sull'esposizione al vento…".

A parte la ristrutturazione dell'albergo e dell'ostello, spiega ancora, "non sono previsti finanziamenti per rifugi, ippovie, rinaturalizzazioni, piste ciclabili ed altre infrastrutture verdi... solo cemento, piloni e stazioni di arrivo e partenza, grandi come un palazzo, ed impianti che prevedono anche lo sbancamento delle piste per la loro messa in sicurezza, con interventi di ulteriore cementificazione. Alla faccia della tutela e del rispetto dell'ambiente! Anche dal punto di vista dell’investimento di risorse pubbliche il progetto è dissennato e per niente lungimirante. Secondo i dati del Centro Turistico Gran Sasso, ente gestore degli impianti, i giorni sciabili sul Gran Sasso, a causa dell'esposizione particolare della montagna al maltempo, negli ultimi 20 anni non sono stati superiori a 40. Come si può pensare di spendere milioni di euro per soli, ipotetici, 40 giorni di attività in un frangente in cui i mutamenti climatici renderanno sempre più improbabili precipitazioni nevose sui nostri Appennini? Evidentemente si preferisce far finta di non sapere quanti sono, già oggi, gli impianti di risalita inutilizzabili e ormai in rovina nelle nostre montagne…".

In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando non è consentito disperdere le poche, e preziose, risorse finanziarie a disposizione, occorre, invece, stando a Brignone, "cambiare, e subito, questa politica di investimenti, miope e insensata, mutando profondamente l’articolazione del piano d’investimenti sul Gran Sasso. Basta con gli investimenti pesanti, figli di un’idea di sviluppo superata e senza prospettive, basati su una scommessa incerta, che punta tutto su un settore già in forte crisi un po’ ovunque e destinato a diventarlo sempre di più a causa dei cambiamenti climatici. Si metta mano a progetti più sostenibili e produttivi, che guardano al futuro, basati su piccoli investimenti diffusi sul territorio a vantaggio di un turismo più moderno, delle attività ricettive presenti e di maggiore qualità, questo senz'altro in crescita ovunque, basato sui valori naturali unici di questa bellissima zona d’Italia".

L'idea della deputata marchigiana è chiara: "Attraverso la conversione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di estesi interventi di risanamento e rinaturalizzazione del territorio, la realizzazione di moltissimi micro-interventi che tutelino quell’ambiente unico si potrebbe finalmente sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia dell’area in modo durevole, fornendo lavoro a decine di migliaia di persone per decenni e migliorando, e non peggiorando, la qualità del nostro preziosissimo ambiente naturale e di quanti ci vivono. Si mettano il cuore in pace quanti hanno criticato la mia interrogazione: progetti strampalati come quelli ipotizzati per il Gran Sasso, che dissipano le risorse pubbliche oltre che mettere in pericolo in nostro ambiente, difficilmente verranno approvati o consentiti né a livello nazionale né a livello comunitario".

Dunque, l'affondo contro la senatrice Stefania Pezzopane: "Per quanto attiene poi alla mio impegno di parlamentare, stiano 'sereni' la Senatrice Pezzopane e il consigliere comunale di Guido Liris: la mia attività è conforme all'art. 67 Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, e la mia attività di sindacato ispettivo riguarda, e riguarderà, tutto il nostro Paese senza alcun riguardo, o paura, di indispettire qualche potentato o 'ras' locale. La senatrice Pezzopane prenda spunto dal mio consiglio e lavori anche lei su problematiche nazionali e non guardi solo al suo collegio elettorale!".


 



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