Camarda aspetta il centro polivalente donato dalla Nannini

(Da Il Centro) - «Speremo che non refa’». Pasqualina alza la testa un attimo, poi torna a curvarsi sulla cicoria. Mario Scipioni annuisce. Camarda vecchia guarda Camarda nuova. Di là dal Raiale, in mezzo al bosco, ci sono gli alloggi dei 700 abitanti del Progetto Case, dove trovi parecchi appartamenti vuoti, gli anziani faticano a trovare una panchina per sedersi a leggere il giornale («Qui manca tutto, ad esempio l’edicola») e i ragazzi, al mattino, aspettano alle intemperie l’arrivo del pullman perché nessuno ha pensato di mettere una pensilina piccola piccola. Per il resto ci si sta bene, a Camarda nuova, come conferma Pasquale Giambernardini, qui esiliato da Paganica, che ha messo piante ovunque per abbellire la sua nuova dimora. «Sono passati ormai due anni dall’Apocalisse di quella notte», racconta, «e per mia fortuna e della mia famiglia ringrazio la Provvidenza di avermi dato la possibilità di essere ospite della comunità di Camarda nel progetto Case. Grazie per l’ospitalità. Con vero piacere sottolineo l’impegno dell’associazione “Il Treo” e della Nona circoscrizione per aver saputo integrare, nella tenda amica, tutti i terremotati del progetto Case e dei Map». Tenda amica dove i ragazzi, che non possono giocarci a calcio, hanno realizzato un pallone di pezza ben tollerato dalla psicologa Marzia Molteni della Caritas Lombardia. Il progetto Caritas sta per scadere. Gli animatori arrivati da fuori torneranno a casa cedendo il testimone agli aquilani. «Che succederà? Niente, è giusto che, dopo due anni, i volontari locali si prendano carico dell’attività e che il progetto abbia termine, altrimenti diventa assistenzialismo», sostiene la dottoressa. «Stiamo facendo un corso per volontari. Non ci saranno problemi. Anche se questa gente va ancora aiutata. I disturbi psicologici stanno venendo fuori adesso», dai bambini che fanno la pipì a letto fino agli adulti che si azzuffano in strada per una precedenza non data. Depressione e uso di sostanze non sono parole tabù. Lo chiamano «disturbo post-traumatico da stress». Se la tenda amica è la nuova piazza, Felice Spagnoli, unico residente di fronte alla chiesa di San Giovanni inagibile, è il vero signore della piazza Duomo di Camarda, al paese vecchio, dove sono tornate non più di 10 famiglie in tutto. Pasquale Corriere, 37 anni di consiglio comunale alle spalle, salendo verso la torre del Castello, frantumata eppure puntellata, è sempre più convinto che «il futuro di questo paese e del comprensorio potrà essere soltanto lo sviluppo turistico» e pensa al futuro santuario di San Pietro della Jenca, alla Cima Giovanni Paolo II e all’ingresso nel giro dell’Opera romana pellegrinaggi. Se comparisse, ora, una vignetta sulla sua testa ci sarebbero dentro, sicuramente, file di pullman che s’inerpicano fin quassù per visitare la chiesetta cara allo scomparso Papa Wojtyla. Papere mute prendono il sole prima di prendere la salita per il vecchio forno, alla Terrata. Poche macerie, in giro. Le demolizioni, allora, sono state per davvero controllate. Attorno al castello hanno abbassato le case di un piano e creato le coperture, così non si sbriciolano del tutto. «Ora via l’abusivismo, basta baracche», dice Corriere mentre indica le lamiere che danno riparo a polli e galline. Riparo per gli uomini, invece, è il centro polifunzionale da realizzare vicino al Progetto Case su terreno concesso all’associazione «Insieme per Camarda» presieduta da Gianluca De Cecchis. Si aspetta la concessione edilizia per i due lotti da realizzare grazie alle donazioni di Gianna Nannini e delle Amiche per l’Abruzzo: 236mila euro per partire (salone, centro civico, protezione civile), poi si vedrà. Per centro anziani, scout e campo sportivo c’è da trovare altri soldi. Quando sarà, Carmelo Marotta, fan di Bertolaso, sa già a chi far tagliare il nastro. Per Antonio Scipioni, presidente del consiglio di circoscrizione, «da noi si sta lavorando. Le macerie sono state tolte. C’è ancora da fare qualche piccola demolizione e adesso si attende la ricostruzione vera e propria. Anche se questo è un problema di tutti, dal centro storico dell’Aquila a quello di tutti i paesi. Aspettiamo e speriamo che ci si metta d’accordo perché, ogni giorno, si assiste a litigi tra sindaco, consiglio comunale e commissari. Noi siamo fortunati perché, grazie al progetto Case e alla realizzazione dei Map, si è permesso a tutti di rimanere nel proprio paese e di non allontanarsi». In via Assergi c’è un certo movimento sulla facciata di una casa lesionata. Le api sono andate a fare il nido in una crepa del terremoto.



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