Tavola Rotonda ad Assergi: Perché vietare di andare in montagna?

L’Associazione TEKNOALP e l’A.S.B.U.C. Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Assergi, con il Patrocinio del Collegio Nazionale delle Guide Alpine sono lieti di invitarvi a partecipare ai lavori della Tavola Rotonda sul tema:
Perché vietare di andare in montagna? Le ordinanze contingibili ed urgenti per la tutela della incolumità pubblica e relativi divieti.

Villetta (Assergi) sabato 24 marzo 2018 alle ore 15:00, presso l’Hotel Fiordigigli
Relazione introduttiva dell’Avv. Vincenzo CERULLI IRELLI
Relazione tecnica dell’Avv. Roberto COLAGRANDE.
Moderatore - il giornalista-alpinista Stefano ARDITO.

Oggetto della Tavola Rotonda sono le ordinanze emesse (ai sensi degli artt. 50 e 54 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267) di recente e negli anni passati dalle Amministrazioni di vari Comuni abruzzesi che, con motivazioni diverse (valanghe, frane, smottamenti), hanno vietato ed interdetto la fruizione di interi o parti di territori montani. Per le valanghe i Comuni di: L’Aquila, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Ovindoli, Villetta Barrea, Scanno, Rivisondoli, Roccaraso, Civitella Alfedena, Castel del Monte, Campotosto, Pietracamela, Farindola, Penne, Bisenti, Castelli, Isola del Gran Sasso e Fano Adriano.
In seguito a problemi di varia natura che coinvolgono un territorio può essere necessario e doveroso, per il Sindaco di un Comune, emettere una ordinanza che tuteli i cittadini, ma ciò non può e non deve essere l’unica soluzione!
Infatti, i presupposti per l’adozione dei provvedimenti in questione sono comunemente individuati “nell’urgenza”, cioè nella indifferibilità dell’atto e nella “contingibilità”, ovvero nella straordinarietà (accidentalità), imprevedibilità dell’evento e temporaneità degli effetti del provvedimento.
L’ordinanza è quindi un atto temporaneo di urgenza, a cui deve poi far seguito la messa in opera di tutto ciò che serve a ripristinare e a garantire la sicurezza. Non può e non deve essere il solo modo a cui un Sindaco può ricorrere per risolvere i problemi responsabilmente, rischiando di agire con faciloneria e superficialità.
Quello, poi, che più danneggia la comunità è il fatto che troppo spesso, anche se il motivo dell’ordinanza cessa, nessun Sindaco si preoccupa di revocarla, lasciando che per anni il provvedimento resti in vigore.
È il caso, nel nostro specifico, delle Ordinanze che impongono il divieto d’accesso alle montagne.
Dopo la tragedia di Rigopiano del mese di gennaio 2017 i Sindaci dei Comuni di: L’Aquila, Campotosto, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Ovindoli, Castel Del Monte, Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Roccaraso, Scanno, Villetta Barrea, Rivisondoli, Civitella Alfedena, Scanno, Fano Adriano, Pietracamela, Isola del Gran Sasso, Castelli, Farindola hanno vietato la frequentazione delle montagne su tutti i territori montani innevati.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un incredibile carosello di Ordinanze a tamburo battente e ci siamo battuti, contrastando con ogni mezzo le Ordinanze illegittime di alcuni Sindaci, i quali non comprendono che, la montagna è uno spazio di libertà e non di coercizione e, come tale, comporta un elevato senso di responsabilità da parte di chi la frequenta, che normalmente possiede capacità, conoscenza e competenza.
Questo è il principio fondamentale: non si può vietare indiscriminatamente la frequentazione delle montagne, perché questo comporta una limitazione per l’uomo alla propria libertà, che è uno dei capisaldi di tutte le attività che si praticano in montagna (alpinismo, sci-alpinismo, fondo, escursionismo torrentismo, cascate di ghiaccio ecc.). C’è una legge regionale, la n. 47 del 1992, che deve essere rispettata. Con queste ordinanza essa invece viene calpestata ed ignorata.
L’irresponsabilità di alcuni non può essere pagata da tutti gli altri. La sicurezza in montagna non aumenta con le sanzioni per chi provoca le valanghe, ma solo attraverso il lavoro di formazione, prevenzione ed informazione svolto, in particolare, dalle scuole del CAI e da quelle delle Guide Alpine.
Pur non essendo aprioristicamente contrari a norme per il miglioramento della sicurezza in montagna, non per questo si può consentire che i Sindaci emettano ordinanze di divieto illegittime, sull’onda della emotività e senza essere suffragate da reali pericoli che possano compromettere la vita delle persone e provocare danni materiali.
Questa è una riflessione del giornalista Stefano Ardito: L’Abruzzo è una terra di montagne. E il senso dell’andare in montagna, o per mare, sta nella libertà di sfidare la natura (la roccia, la neve, le onde..), un clima e delle condizioni che possono cambiare in pochi minuti. Non si tratta di sfide alla cieca, ma di sfide intelligenti, ispirate al rispetto, alla conoscenza dell’ambiente, alla valorizzazione dell’esperienza propria e degli altri. Chi teme di andare in montagna oltre i propri limiti sa di potersi affidare a un amico più esperto, a una scuola del CAI, a una guida alpina. Migliaia di appassionati di tutta l’Italia centrale, tutto l’anno, fanno questo sulle rocce, sulle vette e sulle nevi dell’Abruzzo. Altri, numerosi anche loro, arrivano da più lontano. Tutti portano reddito agli abruzzesi che lavorano in fondovalle e ad alta quota nelle aree più selvagge di questa splendida terra.
Per concludere, questo incontro vorremmo che servisse a fare il punto della situazione con quanti si riconoscono nelle nostre battaglie e che fosse di sprone a tutte quelle associazioni che finora sono state poco attente rispetto al problema, nonostante riguardi i propri associati. Ci riferiamo, per esempio, al Club Alpino Italiano, al Collegio delle Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna, ma anche alle istituzioni preposte come l’Assessorato al Turismo della Regione Abruzzo.
Speriamo di poter raggiungere una comunione di intenti, perché siamo convinti che far sentire la voce possa stimolare chi di dovere a muoversi di più e correttamente nell’interesse di tutti.




 



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