ALL’AQUILA IL WORKSHOP DEGLI SCIENZIATI DELLA COLLABORAZIONE DAMPE

La collaborazione internazionale DAMPE - DArk Matter Particle Explorer fa il punto sullo stato delle sue ricerche. Si sono dati appuntamento al GSSI - Gran Sasso Science Institute dell’Aquila gli scienziati di DAMPE, esperimento che studia la radiazione cosmica di alta energia grazie a un satellite messo in orbita dal deserto del Gobi il 17 dicembre 2015, cuore di uno dei cinque progetti di missione spaziale nel programma di Strategic Pioneer Program on Space Science della Chinese Academy of Science (CAS). Al progetto partecipano scienziati da università italiane e straniere.
Il ruolo del gruppo italiano è stato fondamentale nella costruzione del satellite e nella fase di caratterizzazione delle prestazioni del rivelatore DAMPE, attraverso una vasta campagna di misure effettuate con fasci di particelle presso il CERN a Ginevra. I ricercatori sono ora impegnati nell'analisi dei dati registrati in orbita: “Subito dopo il lancio, dopo un breve periodo di test e calibrazione – spiega il Professor Ivan De Mitri, coordinatore del Dottorato di ricerca in Fisica Astroparticellare e responsabile del gruppo DAMPE al GSSI –, il rivelatore in orbita ha funzionato al meglio. I primi risultati dell’analisi dei dati trasmessi a terra, relativi alla misura del flusso di elettroni e positroni di origine cosmica, sono stati pubblicati, circa un anno fa, sulla prestigiosa rivista scientifica Nature. Ora l’analisi dei dati ora continua, sfruttando le grandi potenzialità della missione, sia nello studio di varie caratteristiche delle particelle di origine cosmica, sia nella ricerca di possibili segnali imputabili alla Materia Oscura”.
Al workshop parteciperanno circa 50 scienziati provenienti, oltre che dal GSSI, da diverse Università ed Enti di ricerca, tra i quali il Pourple Mountain Observatory di Nanchino, la University of Science and Technology of China di Hefei, l’Università di Ginevra, l’Institute of High Energy Physics di Pechino, le Università di Perugia, Bari e del Salento, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

La Dark Matter

Numerose sono le evidenze indirette dell’esistenza, nel nostro Universo, della cosiddetta Dark Matter. Tale forma di materia è oscura, ossia non rivelabile attraverso le onde elettromagnetiche (la luce), e si manifesta attraverso gli effetti gravitazionali che la sua presenza produce in vari contesti: ad esempio moti relativi di stelle e galassie, distorsione delle immagini provenienti da galassie lontane. Nonostante i molti anni di lavoro dei ricercatori di tutto il mondo, la natura di questa forma di materia rimane ancora sconosciuta. Il suo studio è quindi diventato una delle sfide fondamentali della fisica moderna. Negli ultimi anni molti esperimenti sono stati realizzati per svelare questo mistero, utilizzando sia rivelatori sotterranei (per esempio presso i laboratori INFN del Gran Sasso), che esperimenti agli acceleratori di particelle (LHC al CERN), o missioni spaziali come DAMPE.

L’esperimento

L’esperimento DAMPE (DArk Matter Particle Explorer), utilizza le tecnologie più avanzate attualmente disponibili per la rivelazione di particelle elementari, spinte a livelli estremi di qualità e affidabilità, e sta garantendo una missione di lunga durata nello spazio già da tre anni. DAMPE ha lo scopo di misurare elettroni, fotoni e nuclei di origine cosmica, spingendosi sino a energie anche dieci volte superiori a quelle attualmente raggiunte dalle precedenti missioni. Oltre allo studio della Dark Matter, questo consentirà anche una migliore comprensione dei meccanismi di produzione e accelerazione di tali particelle di origine cosmica nella nostra galassia.


 



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