LE ELEZIONI DI PRIMAVERA E IL TOTOSINDACO...

In questi giorni il nodo delle primarie paralizza gli schieramenti politici che si stanno preparando alla grande corsa già partita da qui fino al 2012 per accaparrarsi la fascia tricolore di Massimo Cialente. Il centrosinistra si guarda intorno (per venerdì previsto un vertice), incerto sul da farsi. Di candidati ne ha fin troppi, problema opposto rispetto ai rivali. C’è il sindaco uscente, che «se vuole ricandidarsi avrà il lasciapassare», come assicura Stefania Pezzopane. Una prelazione formale gliela attribuirebbe il regolamento delle primarie del Partito democratico, ma Cialente ha già detto che non sfrutterà il trucchetto: vuole una riconferma sostanziale per potersi presentare in una posizione di forza alle primarie di coalizione, richieste a gran voce dagli alleati scontenti. Nel frattempo, attendono in silenzio Giovanni Lolli, che molti continuano a indicare come il candidato finale, e, più defilata, la stessa Pezzopane, che ha già fatto intendere di non mollare nulla a priori, ma di ambire a qualcosa di meglio: un posto in Parlamento.
Il centrodestra vive un paradosso. Ha un primo partito molto debole, il Popolo della libertà aquilano, sfrangiato da un ricambio generazionale avvenuto solo in parte, anche perché i voti restano in mano ai vecchi colonnelli irriducibili come Enzo Lombardi. D’altra parte, l’attuale minoranza ha anche un candidato forte, Giorgio De Matteis, che però appartiene a un altro partito, il Movimento per le autonomie, è inviso ad alcuni mammasantissima pidiellini e, soprattutto, nel tritacarne delle primarie, magari contro un giovane come Guido Liris, sembra pochissimo propenso a infilarsi. Per ora tace e osserva. Il coordinatore regionale azzurro, Filippo Piccone, ha dichiarato che le primarie si faranno a meno che non ci sia l’accordo su un solo nome, e quell’accordo a oggi è molto lontano.
Cos’altro può succedere? Che nasca un terzo polo solo di centro? Non escluso, ma improbabile, visto che l’attuale asse dei partiti ex democristiani è incrinato dalle appartenenze passate di questo o di quell’altro esponente al centrodestra o al centrosinistra e reso instabile dai troppi salti della quaglia. Un ostacolo non insormontabile per l’onorevole dell’Udc Pierluigi Mantini, che ha già detto che a certe condizioni potrebbe essere della partita.



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