Il professor Roberto Buonanno Ŕ il nuovo direttore della Specola di Teramo Collurania

(Di Nicola Facciolini) - Il professor Roberto Buonanno, presidente della Società Astronomica Italiana (SAIt) e docente di Astronomia e Astrofisica all’Università di Tor Vergata, è il nuovo autorevole Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Teramo-Collurania dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La Specola fondata dall’astronomo Vincenzo Cerulli nel 1890 e scientificamente inaugurata 118 anni fa, nel 1894, con le famose osservazioni del pianeta Marte. Oggi l’Astrofisica sta cercando di spiegare il funzionamento e l’origine dell’Universo in cui viviamo attraverso le leggi della fisica che conosciamo. Ma la Natura ama sorprenderci e potrebbe benissimo celare molte altre leggi magari impacchettate in domini finora inesplorati come rivela la Teoria dei quanti. Vale la pena di indagare l’Universo nell’infinitamente grande e piccolo, non dimenticando che per osservarlo una grande parte di questo percorso è stata in effetti compiuta utilizzando la fisica galileiana e newtoniana basata sulla “esperienza ragionata” nella consapevolezza che ci troviamo a vivere su un pianeta azzurro non particolarmente speciale nell’Universo. Sicuramente viviamo al centro di Tutto come ogni cosa nel nostro Universo è al centro di Tutto visto che la nostra comune origine pare si collochi nella piccolissima sfera incandescente del Big Bang primordiale di 13.7 miliardi di anni fa. Se consideriamo, però, che lo studio dell’Universo richiede, come minimo, l’esistenza di un osservatore, gli scienziati restano sorpresi dall’enorme quantità di situazioni favorevoli che si debbono verificare affinché l’osservatore stesso possa esistere. Una coincidenza casuale? Resta cruciale la domanda: che tipo di legge della fisica sarà mai quella che si è verificata soltanto una volta nella storia cosmologica? Forse ci troviamo a vivere in uno degli infiniti Universi del Multiverso creato da Dio, che il fisico Hawking calcola nel numero di 10 elevato alla 500ma potenza. Il prof. Roberto Buonanno, già Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Roma, dal 2007 è Presidente della Società Astronomica Italiana. Si occupa dello studio degli Ammassi Globulari, i sistemi stellari più antichi della nostra Galassia, la Via Lattea. È autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche e di due volumi:“La fine dei cieli di cristallo – L’astronomia al bivio del ’600”(Springer-Verlag Italia, Milano, 2011) e “Il cielo sopra Roma – I luoghi dell’astronomia”(Springer-Verlag Italia, Milano 2007). Tra i numerosi interventi degli illustri scienziati che parteciparono al 52° Congresso SAIt di Teramo dal 5 all’8 maggio 2008, il prof. Buonanno aprendo la prima sessione congressuale, incoraggiò gli scienziati della Società Astronomica Italiana a stare vicini alle persone, ai giovani in particolare. “Se come è vero in Italia scontiamo un forte ritardo nella realizzazione di piani decennali e ventennali in Astronomia ed Astrofisica – fa notare il prof. Buonanno – forse, al di là dei problemi noti, la soluzione è quella di offrire ai cittadini, alla società civile e politica, delle risposte concrete alle loro domande sull’Universo, stimolando la curiosità dei giovani fin dalle scuole primarie. Perché se facciamo conoscere le bellezze e il fascino della madre di tutte le scienze, con rigore scientifico e comprensibilità, l’autorità politica non potrà che sentire l’urgenza di investire molto di più di quanto finora elargito; favorendo la realizzazione di grandi progetti di conoscenza: le toppe dell’ultimo minuto non sono in grado di risolvere i quesiti posti dall’Universo”. Come fanno i giovani a crescere e a sviluppare nel nostro Paese la loro vocazione di astronomi ed astrofisici? “Tutti noi come SAIt – rivela il prof. Buonanno – dobbiamo stimolare l’interesse dei giovani: se la SAIt accoglierà questa forte domanda di conoscenza dei segreti dell’Universo, allora il futuro dell’Astronomia italiana sarà florido”. Il prof. Buonanno, nell’incontro con la cittadinanza aprutina, illustrò l’interessante tema de “Il destino dell’Universo”. Nel Secolo XI Sant’Ildegarda di Bingen fu l’unica profetessa, musicista, mistica, donna di potere, visionaria, filosofa, donna di medicina, scienziata e poetessa, umile e famosa in tutta Europa, a dare forma organica ad una descrizione dell’Universo, del mondo e dell’uomo, pervasa da un’armonia e una bellezza profonde. Forse fu la prima donna cristiana scienziata in Europa e nel Mediterraneo, dopo la grande Ipazia. Per la santa, “armonia celeste” e “armonia musicale” si integrano e si corrispondono. “Simphonia” è un concetto chiave nell’Universo spirituale di Ildegarda, che lo usa per indicare non solo l’armonia dei suoni creati dalle voci e dagli strumenti, ma anche l’armonia celeste e l’armonia intima dell’Uomo. Il professor Buonanno mostrando l’immagine che rappresenta la visione del mondo di Sant’Ildegarda, dove si osserva la Terra al centro, il Sole sulla circonferenza e dal basso Dio che con generosità forma il mondo, ci ricorda che non si può capire nulla dell’Universo se non si accetta che il mondo sia stato creato. Un mondo esistente per caso è incomprensibile. Da parte nostra speriamo che il fisico Hawking, prima o poi, possa tornare sulle posizioni originarie assunte negli anni Ottanta del XX Secolo in piena autonomia scientifica. Più tardi nel XIII secolo l’artista Giusto da Menabuoi, pittore padovano, rappresentò la creazione dell’Universo, dove si vede il Cristo che crea il Cosmo. Il prof. Buonanno osserva come vi sia sempre stata la tendenza a collocare e concepire l’Uomo all’esterno dell’Universo e della Natura, quasi a pensarlo al di fuori del Cosmo. Solo con Galileo Galilei le cose cambiarono 400 anni fa. L’Uomo è immerso nel Cosmo. Galileo intuì che le cose che succedono sulla Terra sono simili a quelle che accadono nello spazio cosmico. La Terra non è più il centro dell’Universo, secondo la concezione classica, ma è pur sempre inserita nel Cosmo che stato creato dalla logica suprema di Dio. Galilei trasse queste conclusioni osservando le quattro lune di Giove (il pianeta che splende alto nel cielo ogni due anni, osservato dalla Terra) molto simili alla nostra Luna. Queste premesse del prof. Buonanno introducono il tema centrale. In genere, quando si vuole studiare l’origine dell’Universo, non si comincia dalla sua fine. Ma parlare del concetto-chiave di “redshift” attraverso il quale si dimostra che l’Universo si sta espandendo con il passare del tempo in maniera sempre più accelerata, consente di far capire alle persone che questa espansione non è infinita e, soprattutto, che il nostro mondo non imploderà su se stesso. Per un sacco di buone ragioni, non ultima quella della composizione fisica del Cosmo nel quale rappresentiamo una frazione davvero esigua di materia. Per il professor Buonanno e per la comunità scientifica internazionale l’organizzazione dell’Universo è così perfetta che la si può intuire con i calcoli matematici, il linguaggio che consente di comprendere come queste leggi siano fortemente innestate, come magnifici Pilastri, in tutto il Creato. Come se fossero anteriori all’Universo stesso che poggia su di esse per volontà di Dio. Se la logica matematica descrive l’Universo e la logica è dentro la mente umana, le leggi del Cosmo sono forse anteriori alla sua Creazione? Siamo forse vicini alla soluzione delle equazioni della Teoria generale della relatività e della gravità quantistica? In Abruzzo, al confine con le Marche, possiamo elaborare la risposta giusta. Perché “Habemus scientiam”! Per cui, riaccendiamo le stelle, abbattendo le fonti di inquinamento luminoso che stanno cancellando il cielo stellato. Per valorizzare e potenziare l’Osservatorio Astronomico di Teramo, devono essere poste le basi di una storica svolta nella politica scientifica territoriale in campo astrofisico. L’Astronomia e l’Astrofisica dell’Osservatorio Astronomico Inaf “Vincenzo Cerulli” di Teramo sono un patrimonio culturale, economico e sociale di tutti i cittadini, uno scrigno di conoscenza, tesori, alta formazione, ricerca, informazione e divulgazione scientifiche assolutamente da difendere e promuovere sul nostro territorio e nel mondo. In nome della libera scienza. La Specola di Teramo è un prestigioso Istituto di Scienze del Cosmo da valorizzare, dove l’innovazione tecnologica è di casa (nuovo sistema criogenico di Swircam). La Politica non può più tacere o affidarsi ai buoni propositi. La fondazione di un Dipartimento e di una Facoltà di Astronomia nell’Università di Teramo, chiamando a raccolta tutte le forze intellettuali della Regione, della Provincia e della Città, è un obiettivo indefettibile. Occorre potenziare la strumentazione scientifica inquadrando l’Osservatorio nella rete globale di ricerca attiva (ottico-infrarosso) di asteroidi e comete potenzialmente pericolosi per la Terra (Neo), in collaborazione con le più prestigiose Agenzie spaziali governative mondiali, in primis la Nasa, l’Esa e l’Asi. Senza progetti, logicamente i soldi non esistono. È francamente ridicolo – come fanno giustamente notare alcuni – l’atteggiamento di quanti si ostinano romanticamente a dichiarare un amore politico per l’Astronomia della Specola di Collurania soltanto a parole, senza produrre fatti concreti, magari accontentandosi della solita rimessa passiva per salvare il salvabile all’ultimo istante, senza una chiara visione del futuro di una Struttura scientifica e tecnologica strategica per l’Abruzzo e la nostra economia assetata di innovazione in ogni campo. Occorre, quindi, la svolta decisiva nel panorama politico ed istituzionale locale. Occorre che qualcuno se ne assuma la piena responsabilità. Affinché, per la prima volta nella sua storia, la Specola di Teramo possa svilupparsi integralmente come finora hanno dimostrato di poter e saper fare tutti gli altri Osservatori Astronomici pubblici d’Italia (Inaf). Occorre offrire una chiara visione concreta del futuro di Collurania. Occorre impegnarsi per promuovere nelle opportune Sedi questo decisivo cambio di rotta nella politica scientifica universitaria aprutina verso la Specola di Teramo, i suoi scienziati, ricercatori e tecnici, in collaborazione con tutti gli attori locali e nazionali, per poter realizzare la totale indipendenza istituzionale dell’Osservatorio nella sua Università. Le straordinarie potenzialità scientifiche e tecnologiche della Specola di Collurania sono evidenti ai giovani astronomi di tutto il mondo sia sotto il profilo educativo sia della ricerca di eccellenza: i progetti e le pubblicazioni in corso lo dimostrano ampiamente. Tuttavia, finora, chi poteva decidere le sorti di Collurania pare non le conoscesse affatto. Sì perché la Città di Teramo, caso unico in Italia tra le Specole nazionali, non ha mai avuto una Facoltà di Astronomia, figlia della sua Accademia e della sua Università. È giusto che la Specola di Teramo possa contare sulla sua Università territoriale di riferimento. Unica in Italia a non aver visto sorgere, in 122 anni di storia dalla sua fondazione, un Dipartimento e una Facoltà di Astronomia che nell’Accademia aprutina ne ancorasse, radicasse e celebrasse le potenzialità e l’amore per la libera scienza. La Specola di Teramo merita il giusto riconoscimento istituzionale accademico fondato essenzialmente sul rispetto delle volontà di Vincenzo Cerulli, incise a caratteri cubitali nel suo testamento intellettuale. Una libera avventura scientifica iniziata nel 1890 grazie al suo genio “per dimostrare tutto il suo attaccamento alla scienza ed alla pubblica istruzione, la gran leva del progresso e del vivere civile, e per mettere in attuazione uno dei desiderati della scienza che le Specole…, impegnate direttamente in ricerche scientifiche vengano edificate non nelle grandi città ma in luoghi lontani da centri molto popolati e che godano quindi di una perfetta trasparenza atmosferica”. Occorre realizzare pienamente il sogno di Cerulli. La fondazione di un Dipartimento e di una Facoltà di Astronomia nella nostra Università di Teramo (ossia nella Specola), che sia diretta espressione del lavoro scientifico prodotto dai ricercatori del nostro Osservatorio, non può più attendere oltre. La Specola di Teramo, situata su un colle a 5 chilometri dalla Città capoluogo, è stata fondata da Vincenzo Cerulli nel 1890, che l’ha donata allo Stato nel 1917, col vincolo della ricerca nel campo astronomico. La mancanza di una Università di riferimento, problema già evidenziato dal Cerulli, certamente in questi anni non è stata un limite all’attività di alta formazione nel campo delle discipline astronomiche, caratterizzata dalla possibilità di accesso per gli studenti e gli specializzandi (da Napoli, L’Aquila e Roma, in primis) alle strutture osservative di Teramo e di Campo Imperatore sul Gran Sasso. Grazie a questi sforzi, negli ultimi anni la produzione scientifica dell’Osservatorio Inaf di Teramo è andata rapidamente aumentando in qualità e quantità, attestandosi sui massimi livelli espressi nelle strutture afferenti all’Istituto Nazionale di Astrofisica. Tuttavia la crescente concorrenza scientifica e tecnologica internazionale impone un decisivo salto di qualità: l’indipendenza istituzionale della Specola di Collurania nella sua Università. Parallelamente va risolto il problema dell’inquinamento luminoso cittadino, provinciale e regionale (light pollution, luci sparate verso il cielo stellato, quelle fotografate dalla Stazione Spaziale Internazionale) che minano l’attività scientifica della Specola di Teramo e dell’Osservatorio di Campo Imperatore, nonostante tutti i palliativi tecnologici disponibili. La legge in Abruzzo già esiste e va fatta rispettare. La luce dispersa verso l’alto illumina le particelle in sospensione nell’atmosfera e le stesse molecole che la compongono. Si crea così uno sfondo luminoso che nasconde la luce degli astri. L’inquinamento luminoso costituisce un inutile spreco energetico, di risorse e, quindi, di denaro pubblico e privato. Inconcepibile in questi tristi e difficili tempi di crisi economica internazionale. Il tipico segno di un’illuminazione inadeguata che non crea disturbo solo agli animali e alle piante, come documentano molti studi scientifici, ma anche all’uomo. Astronomi ed astrofisici, dal canto loro, che possono fare se non applicare speciali filtri ai loro telescopi? Basta osservare con un semplice binocolo una nebulosa, una grande galassia come Andromeda o una cometa di passaggio dai cieli della Città di Teramo e di una vicina collina, per rendersi conto degli effetti dell’inquinamento luminoso. Occorre essere consapevoli del fatto che le vere stelle (scienziati in testa) possono rimanere a Teramo nella misura in cui riusciremo ad azzerare l’inquinamento luminoso ed a potenziare le capacità scientifiche e tecnologiche di Collurania. La legge regionale di lotta all’inquinamento luminoso, varata nel 2005 dalla Giunta e dal Consiglio Regionale d’Abruzzo per salvaguardare l’ambiente e le strutture di ricerca astrofisica, “prevede, tra l’altro, attività di controllo sul campo per la misura della luminosità del fondo cielo e l’individuazione degli elementi di criticità sul territorio”. Le leggi contro l’inquinamento luminoso della Regione Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e Puglia, costituiscono il corretto punto di partenza per un’illuminazione ecologica feconda di proficui sviluppi (L.R. Lombardia 17/2000 integrata da D.G.R. Lombardia 2611/2000, L.R. Lombardia 38/2004 e regolamento di attuazione D.G.R. Lombardia 7/6162/2001, L.R. Marche 10/2002, L.R. Emilia-Romagna 19/2003, L.R. Umbria 20/2005, L.R. Abruzzo 12/2005, L.R. Puglia 15/2005). Certamente da rivalutare e finanziare opportunamente sono gli studi di Planetologia a Collurania, avvalendosi di scienziati e ricercatori professionisti e non. I Corpi Minori del Sistema Solare sono sempre stati cari a tutti i Direttori della Specola che si sono succeduti negli ultimi cento anni. È una linea di ricerca molto importante e promettente, facilmente attuabile alla luce delle politiche spaziali in corso presso tutte le più importanti Agenzie scientifiche governative (a cominciare dalle Nazioni Unite) per il controllo preventivo e l’osservazione H24 delle orbite di asteroidi, meteoriti e comete potenzialmente in grado di devastare la Terra e la nostra civiltà. Anche in questo campo il ruolo della Specola di Teramo può essere decisivo, alla luce dei promettenti sviluppi dell’Astronomia infrarossa, punta di diamante di Collurania. E i giovani hanno bisogno di progetti e di stimoli intellettuali per crescere nella loro vocazione astronomica ed astrofisica. Parallelamente, in un contesto di forte competitività scientifica e tecnologica, il futuro dell’Osservatorio Inaf di Teramo e dei suoi ricercatori, è decisamente legato all’Accademia internazionale, ossia alla produzione intellettuale di eccellenza, alla ricerca di assoluta qualità, in collaborazione con l’Università di L’Aquila, il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso dell’Infn e l’Osservatorio Astronomico di Roma. La via, in verità, è già stata tracciata 122 anni fa dall’astronomo Vincenzo Cerulli, padre della famosa Ipotesi ottica delle macchie di Marte. Caso unico in Italia tra gli Osservatori astronomici pubblici, la Specola aprutina è nata per amore della libera scienza di un privato cittadino. E le visite all’Osservatorio di Teramo contano migliaia di presenze ogni anno, segno del risveglio crescente della passione per le stelle vere. Per legare finalmente la Specola di Collurania al suo territorio, alla sua Università, alla sua Accademia astronomica ed astrofisica, ai suoi giovani, dal momento che la comunità scientifica internazionale ci osserva con molta attenzione e poiché gli storici direttori Cerulli e Maggini sono ricordati anche sul pianeta Marte (due famosi crateri commemorano i loro nomi), questa è la nostra sola via praticabile con l’aiuto di Dio. 

Nicola Facciolin



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