FILETTO (AQ) - STORIE DI GUERRA E PASSATO… ALFREDO VALERIANI…

- di Giovanni Altobelli -

PREMESSA
Incontrai Alfredo Valeriani il 25 luglio 2007 a Filetto (AQ), facemmo una chiacchierata e mi raccontò un po’ la storia della sua vita.



Alfredo Valeriani nacque a Filetto (AQ) L’08.11.1921 da Mariano Valeriani e Raffaella Cialone. Nel 1942, a
ll’età di 21 anni venne inviato al servizio militare e fu assegnato al 112° Reggimento di Artiglieria da Montagna di stanza a Nola (NA). Durante la permanenza aveva il compito di lanciagranate, venne classificato uno dei primi e gli fu data una licenza premio di 15 giorni. Appena trascorsa la breve licenza a Filetto, ritornò a Nola, ma non trovò i suoi compagni che aveva lasciato, eccetto qualcuno, perché la maggioranza era già partita per il fronte “greco albanese”.  Qualche giorno dopo, il Comando Militare fece riunire i soldati: gli ultimi rimasti, finiti i preparativi, partirono con la tradotta alla volta di Bari per proseguire successivamente verso Brindisi. Tutta la zona vicino il porto era stata minata dai tedeschi; fatto un accurato sminamento, la nave salpò verso la Grecia. Dopo 10 ore di viaggio, sbarcarono nei pressi di Corinto, in un paese chiamato Loutraki lungo la costa. Alfredo Valeriani continua il suo racconto: “Fatta una affrettata sistemazione, mi ricordo che stavo prendendo dell’acqua con una gavetta vicino una fontana quando incontrai un compaesano anch’egli militare di Filetto, un certo “Levantino Ciampa classe 1920”; ci salutammo affettuosamente e gli chiesi dove si trovava mio cugino “Zelindo Marcocci”. Rispose: “E’ stato ferito ad un braccio che purtroppo gli è stato amputato”…Comunque si trova nei pressi dell’ospedale militare vicino “Corinto”. “Il giorno seguente andai a trovarlo, ma appena arrivato in ospedale, i sottufficiali mi informarono che era stato rimpatriato in Italia”. Ormai la guerra imperversava su tutta l’Europa, rimasi nel fronte “greco” per ancora 4 mesi. Il Comando Tedesco ci teneva come prigionieri di guerra, anzi ci dissero che ci avrebbero rimpatriati in Italia. Invece, io fui inviato in Austria in un paese vicino la città di Linz, dove rimasi prigioniero di guerra, fui assegnato ai lavori nei campi di una buona famiglia contadina. Il padrone mi voleva far sposare la figlia: “Margherita” ma il mio pensiero era di tornare in Italia. Li mi fu assegnato un numero di matricola 121. In quel paese stavo quasi bene, rimasi fino a luglio 1944, quando fui rimpatriato in Italia. Partito da Linz fino alla stazione di Bologna con le varie tradotte militari. Fummo smistati dalla Croce Rossa Italiana, dopo una breve sosta fummo caricati in alcuni camion e inviati verso Pescara. Arrivati a Pescara, non si trovava ne Croce Rossa e nessuno che ci accompagnasse a L’Aquila. Dopo diverse ore di sosta, incontrammo due carabinieri che ci fecero salire su un camion diretto a L’Aquila che trasportava l’ossigeno per l’Ospedale S. Salvatore. Arrivato a Bazzano lungo la S.S.17,  scesi dal camion e mi recai verso le prime case del paese per vedere come raggiungere Filetto. Da una finestra si affacciò una donna e mi disse: “Dove vai militare?” –“Devo andare a Filetto”- “La donna gli rispose che il paese era stato incendiato e avevano ammazzato diversi uomini”. A sentire quelle notizie rimasi esterrefatto; comunque con lo zaino mi incamminai alla volta di Paganica, ad un certo punto incontrai un camionista che portava il carbone alla frazione di Assergi. Mi diede un passaggio fino al bivio di Camarda. Poi mi incamminai verso il vecchio mulino di “Piedi La Forma” direzione per Filetto dove incontrai due compaesane che stavano macinando il grano: “Angela Palumbo e Giuseppina Battistella”. Ci salutammo e subito gli chiesi notizie dei fatti accaduti a Filetto. Mi risposero che un mese prima avevano ammazzato 17 uomini e dato alle fiamme il paese e poi i tedeschi erano fuggiti via. In località la: “Spogna”, incontrai il filettese Don Amilcare Palumbo, mi confermò della disfatta di Filetto e che potevo stare tranquillo che i miei famigliari stavano bene…Oramai Filetto era stato distrutto dalla guerra, altri prigionieri tornavano dalla guerra e il morale era assai basso, ma bisognava affrontare la dura miseria e ricominciare a ricostruire il tutto. Finita la guerra rimasi a Filetto per diversi anni, poi emigrai in Francia per lavoro alla regione dell’Ardennes e precisamente al paese di Revin. Nel 1952 sposai la filettese Maria Pia Marcocci ed ebbi tre figli: (Fabrizia, Mariano e Romualdo detto Gil).  Il resto della mia vita è trascorso in Francia con altri tre fratelli per lavoro. Tuttora alla mia età ogni anno trascorro le ferie estive in paese a Filetto.

L’autore di questo racconto aggiunge alcuni particolari che ricorda, all’età di 7 anni nel 1952 il giorno del matrimonio fra Alfredo e Maria Pia, durante il pranzo a casa Valeriani “Piazzetta Colletrone” si presentarono due guardie forestali e portarono ad Alfredo la paga del lavoro svolto durante il rimboschimento. Quel giorno fu un bel regalo per Alfredo.

Alfredo Valeriani morirà in Francia l’anno 2009, mentre sua moglie era morta qualche anno prima. I figli di Alfredo Valeriani e Maria Pia Marcocci: (Fabrizia, Mariano e Romualdo detto Gil, ogni anno trascorrono le ferie d’estate a Filetto con grande compostezza e rispetto verso i paesani. Aggiungo in questo mio racconto che la famiglia dei Valeriani è stata una grande famiglia filettese del 900. Il padre di Alfredo: “Mariano Valeriani” morì d’infarto il 28.3.1947 durante la piantumazione boschiva e realizzazione delle “briglie” in località “Chiusa”. Una famiglia numerosa di otto figli: (Giovannina, Alfredo, Giacinto, Clemente, Delinda, Vinicio, Raniero e Vanda). Questa è una storia come tante altre, fatta di sofferenze, miseria, emigrazione e anche tante soddisfazioni della vita che ci riserva ad ognuno di noi.

    La documentazione fotografica di  Laurent Valeriani e Giovanni Altobelli



Condividi

    



Commenta L'Articolo