Rifiuti pericolosii dagli impianti sciistici chiesto il rinvio a giudizio dei fratelli Lallini

Sono stati i rilievi fotogrammetrici quelli effettuati con il sorvolo a scoprire che a Campo Felice da almeno quattro anni, si procedeva a ripetuti abbandoni con interramento e sversamento di materiali liquidi e solidi, costituenti rifiuti pericolosi provenienti dall’attività di gestione e manutenzione degli impianti sciistici. Lo scandalo era venuto alla luce nel mese di aprile di quest’anno, dopo dieci mesi circa di attività d’indagine del pm Simonetta Ciccarelli, del Nucleo operativo ed ecologico (Noe) dei carabinieri di Pescara e di quelli della sezione di polizia giudiziaria presso la procura dell’Aquila. Ora sul presunto scempio ambientale, la Procura ha fatto un passo avanti, chiedendo il rinvio a giudizio degli indagati. Si tratta dei fratelli Saverio, Luca e Andrea Lallini, tutti di Roma, insieme a Gennarino Di Stefano di Rocca di Cambio, Vincenzo Fiaschetti di Casamaina di Lucoli e Luigi Tiburzio di Rocca di Cambio. L’udienza è stata fissata per il mese di marzo 2013. Ai Lallini, in qualità di amministratori della ditta «Campo Felice spa», a Di Stefano, nella qualità di direttore degli impianti, e a Fiaschetti, quale responsabile tecnico degli impianti a fune (questi ultimi due incaricati delle operazioni di manutenzione) e Tiburzio, quale dipendente della stessa Campo Felice, viene contestata la gestione di una discarica, in assenza di autorizzazione, in area demaniale, mille metri quadrati circa, in cui negli anni ci sarebbero stati continuativi e ripetuti abbandoni con interramento e sversamento, di materiali liquidi e solidi costituenti rifiuti pericolosi e non, provenienti dall’attività di gestione e manutenzione degli impianti sciistici di Campo Felice. Agli indagati (tranne il Tiburzio) viene contestato anche lo stoccaggio di diversi fusti di lubrificanti il cui sversamento avrebbe inquinato il sito. Nel sito erano stati rinvenuti anche tubi di plastica e ferro, vecchi pezzi di seggiovia, segnali stradali, tappeti in gommapiuma, estintori. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Pierquinto Colarossi, Roberto Madama, Rodolfo Ludovici e Rita Aloia.



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