L’AQUILANITÀ E LA CONTESA TOPONOMASTICA

Fulgenzio Ciccozzi* Quando via Strinella era un percorso alberato e il Torrione una distesa di campi, “Aquila” si ergeva sul colle chiusa tra le sue mura, costellata di antichi palazzi, chiese medioevali, piazze e vicoli animati dalla dignitosa operosità dei suoi abitanti, ma svilita da un’Italia appena nata che evidentemente non riponeva su questa terra grandi progetti. Percorrendo il tempo a ritroso mi sono ritrovato d'incanto nell'Aquila de ‘na ‘ote e al periodo romantico dell’Ottocento che cedette il passo a quel nuovo secolo, il 1900, che avrebbe messo in evidenza le contraddizioni dell’animo umano. Di lì a qualche anno, le idee socialiste e popolari si sarebbero scontrate con altre ideologie che avrebbero influenzato la società aquilana negli anni a venire. Una società che tentava di riprendersi da una dolorosa guerra e da un terremoto che l'aveva fortemente segnata: le travi di legno che si contrapponevano alle mura di palazzi e i baraccamenti sorti negli slarghi principali ne erano stati una triste testimonianza. Sul finire degli anni Venti, come a volersi riscattare da un periodo forzatamente interrotto dagli eventi di cui sopra, sembrava ancora persistere l'atmosfera suggestiva della Belle Epoque che il locale delle Tre Marie e la sala Baiocco emanavano attraverso le frequentazioni della borghesia aquilana. Luoghi d'incontro dove si respiravano sapori e aromi particolari che accompagnavano la dialettica degli intellettuali e degli artisti abruzzesi. La grandezza di una città si evince, oltre che dai suoi monumenti, anche dai luoghi più o meno comuni animati dalla poliedrica popolazione comitale e cittadina. Questi spazi non sono stati altro che lo specchio di epoche che hanno forgiato, nella buona e nella cattiva sorte, l'identità socioculturale e urbana del capoluogo sino a culminare, in questo caso, con l'esigenza politica dell'epoca di voler modificare il nome della città per renderla in qualche modo unica. Sulla scia della rimodulazione provinciale e comunale dell'Aquila, sotto il profilo territoriale e amministrativo, avvenuta nella seconda metà degli anni Venti, venne deciso il cambio della toponomastica. Nel 1939, sotto la gestione podestarile di Gianlorenzo Centi Colella, si volle mettere mano alla denominazione del capoluogo, già modificata nel 1861 quando al nome d'origine fu aggiunta la dicitura “degli Abruzzi”. La richiesta venne inoltrata al governo nazionale tramite una delibera del podestà della città (4 aprile 1939). Con il Regio Decreto del 23 novembre del 1939, n. 1891, si cambiò il nome da Aquila in L’Aquila, aggiungendo la L, con l’elisione del termine “degli Abruzzi”. Si sostituì il complemento di specificazione con l’articolo determinativo per accordare al capoluogo un nome inconfutabile che lo avrebbe identificato inequivocabilmente. Evidentemente, questa scelta non fu condivisa da tutti. Infatti, nel luglio del 1942, il giorno 17, il Podestà “dell’Aquila”, Vincenzo Di Nanna, inoltrò un’istanza scritta, protocollata al n.10189, indirizzata al signor Prefetto e più tardi, il 18 luglio, inviò una nota per conoscenza al Cav. Ten. Colonnello Avv. Adelchi Serena, in cui spiegava i motivi che adducevano a voler riportare il nome della città all’antica denominazione. Lo scrivente cita l’Ecc. Serena e il Cr. Uff. Bafile, i quali, nelle rispettive cariche di Podestà e di Preside della Provincia, ne avanzarono, a suo tempo, le richieste modificative. Nel testo podestarile emerge, tra le altre, la seguente osservazione: «L’apposizione dell’articolo in lettera maiuscola, la conseguente trasposizione del nome della città dalla lettera A (cui ha sempre appartenuto) alla lettera L, la cacofonia delle preposizioni disarticolate, snatura lo spirito e l’essenza della tradizione, sconvolge l’ordine naturale delle cose, ripugna al sentimento stesso degli Aquilani, che aquilani (e non l’aquilani) sono sempre stati e desiderano restare». L'ostentata aquilanità che emerge da questa lettera è frutto degli accadimenti che si sono susseguiti nei secoli: vicende economiche, politiche e sociali che contribuirono allo sviluppo delle arti e dei mestieri. Attività che nel tempo hanno reso la città unica e imperdibile. *cultore di storia locale

 



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