L’ALBERO STORTO...di Angelo Acitelli

Questa che sto per raccontare è una storia vissuta nel periodo prenatalizio di oltre cinquanta anni fa da Antonio ed Angelo.
I due adolescenti, un pomeriggio di inizio di dicembre si avventurarono nel folto di un bosco di conifere alla ricerca di un abete da poter addobbare per le prossime feste Natalizie.
Presero le dovute cautele, onde evitare che le guardie forestali del posto non sospettassero le loro intenzioni, non proprio naturalistiche, di recidere una pianta “protetta”. Già in passato avevano avuto qualche diverbio con le guardie per aver catturato, di frodo, qualche trota nel vicino ruscello.
Quel pomeriggio uggioso e freddo, i baldi giovinetti, esplorarono la pineta in lungo e in largo, ma la scelta risultò alquanto difficile e impegnativa. Discussero molto: “Questo è troppo alto, questo è troppo basso, uno era troppo spoglio, l’altro non era dritto e così via…..”
Intanto si avvicinava la sera e si sa, in dicembre fa buio presto, così si affrettarono e di comune accordo legarono un fazzoletto al ramo di un bell’albero posto ai margini di un viottolo. Era un buon segnale per poterlo individuare più facilmente quando sarebbero tornati a prenderlo.
La notte dell’otto dicembre di quel lontano anno, cadde in paese una copiosa nevicata che imbiancò anche il bosco vicino. Antonio e Angelo ne furono entusiasti e già pregustavano il divertimento con sci e slitte, da tempo, da loro stessi costruite. Pertanto, decisero che il recupero dell’albero poteva attendere qualche giorno ancora.
Nei giorni che seguirono, le nevicate continuarono, pur se intervallate da qualche giornata di sole.
Il Natale ormai era alle porte e non si poteva più aspettare. I ragazzi, ruppero gli indugi e sempre di pomeriggio, ritornarono nel bosco coperto da circa un metro di neve. Iniziarono a cercare l’albero precedentemente scelto, ma gira e rigira, del segnale non vi era più traccia. Armati di coraggio e con molta incoscienza giovanile i due non si arresero, ripreso a girovagare per il bosco affondando nella neve fin sotto le ascelle.
Era tempo di fare una scelta, un albero doveva essere sacrificato, e in fretta. Ma quale? Sotto la neve gli alberi sembravano tutti uguali.
Era quasi buio quando tagliarono l’albero “desiderato”, di certo non era come quello che avevano segnalato il giorno del sopraluogo, ma si convinsero che poteva andar bene lo stesso. Lo avvolsero con due sacchi di iuta ed iniziarono il ritorno verso casa. Si incamminarono su strade secondarie per non essere notati da occhi indiscreti.
Tutti sudati, pur se coperti di neve, giunsero a casa e portarono “il corpo del reato” in cantina per controllarne la bellezza.
Antonio e Angelo, esausti ma soddisfatti, dopo un attimo di perplessità, si guardarono negli occhi e scoppiarono in una grossa e lunga risata.
Dopo tante ricerche e tanta fatica avevano portato a casa l’albero più STORTO E DISARMONICO, forse, dell’intera pineta! Ai loro occhi parve lo stesso bellissimo.
Dopo che lo ebbero addobbato, con qualche mandarino, con semplici festoni di carta colorata e con qualche candelina, quell’albero era diventato davvero SPLENDIDO!
Antonio e Angelo collocarono l’albero vicino ad un piccolo presepio ricreando la magica atmosfera del Natale. 
“Il piccolo anatroccolo era diventato un bellissimo cigno……”

Olegna  Illetica

 

- COMMENTO DI FRANK MEDORO - Caro Angelo, mi è piaciuto molto l'articolo “dell'albero storto” dato che anch'io ho violato la legge oltre 60 anni fa. In Novembre del 1950, all'eta' di 10 anni, diventai “capo maschile di casa” con la partenza al Canada di mio fratello maggiore, Giuseppe che raggiunse nostro padre che era  già li dall'anno precedente. Per celebrare Natale con mena tristezza, chiese allo zio Silvestro, nonno di Emanuela Medoro, se mi poteva accompagnare in cerca di un pino per trasformarlo in un albero natalizio. Andammo non tanto lontano, sopra le "grotte ciocia" fino alla pineta dove trovammo un bel pino, abbastanza piccolo,  lo mettemmo in un fascio di rami di quercia per non farlo vedere alla gente e neanche al guarda bosco se ci pescava... A casa lo misi sopra il piccolo "banchino di scarpe". I Medoro erano calzolai, per Natale l'albero fu decorato con arancini, carte scillante e nastri. Non avendo le persone care  e capi di casa con noi, il nostro piccolo "Christmas Tree" ci dette un sollievo per le feste. Prendo l'occasione per fare a tutti i miei fervidi auguri per un buon e santo Natale e un Anno Nuovo di gioia con tanta salute. Frank Medoro Canada



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