Ricostruzione, l'assessore incontrerÓ i presidenti delle amministrazioni separate

 Dipanare la matassa ingarbugliata degli usi civici. Una problematica che interessa una grande fetta della popolazione, resa più complicata dal fatto che si fa ancora riferimento alla normativa risalente al 1927 e le cui funzioni amministrative sono state nel tempo demandate a Regioni e Comuni. La situazione, nel territorio aquilano, è venuta a galla in tutta la sua emergenza dopo il sisma. Il consigliere comunale dell’opposizione Daniele Ferella ha richiesto la convocazione della commissione Gestione del territorio e in quella sede l’assessore Lelio De Santis si è impegnato non solo a incontrare i presidenti delle amministrazioni separate – il primo tavolo è previsto oggi – ma anche a programmare una serie di commissioni consiliari in cui affrontare in maniera specifica le varie tematiche. «Il problema dei terreni ricadenti negli usi civici» dice Ferella «riguarda tantissimi cittadini, soprattutto nelle frazioni, e impatta anche sulla ricostruzione. Inoltre, si tratta di una materia regolata da una normativa emanata ai tempi dei Regi Decreti e non ancora aggiornata. Credo quindi sia fondamentale aprire un dibattito su questo argomento, anche con il coinvolgimento della popolazione, e poi affrontarlo dal punto di vista politico e amministrativo». Sono tre in particolare i nodi da sciogliere e il primo è strettamente legato al terremoto del 2009: «Dopo il sisma» spiega Ferella «molti cittadini hanno scoperto, soprattutto a Paganica e San Gregorio, che la loro abitazione era stata costruita su terreni di uso civico, di cui quindi non erano proprietari. E in questa condizione non potevano ottenere i contributi per la riparazione della casa. Per ovviare a questo ostacolo, le amministrazioni separate e il Comune hanno avviato le procedure di sdemanializzazione dei terreni. Ma si tratta di processi lunghi, affidati a un unico ufficio regionale». L’altro problema è che alcune amministrazioni separate, come a Tempera, stanno avviando le operazioni di reintegro dei terreni: con una lettera, informano i cittadini che li hanno occupati della volontà di riprenderne possesso. Il terzo punto sono le cosiddette legittimazioni di quei terreni che non hanno perso la loro destinazione d’uso iniziale, che può essere ancora agricola, o pascolo o bosco. Secondo Ferella, non si possono infine sottovalutare i rischi di «speculazione edilizia» come nel caso di San Pietro della Jenca. «C’è una proposta progettuale, donata al Comune da privati» aggiunge Ferella «per la realizzazione di una struttura ricettiva da 3 milioni di euro che ricade negli usi civici e che andrebbe quindi sdemanializzata, per poi edificarvi sopra. L’operazione deve prevedere una variante al Prg e l’autorizzazione del Parco. Ritengo che vada condotta alla luce del sole» conclude Ferella.



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