"Neve" il nuovo film di Stefano Incerti girato in Abruzzo

Il paesaggio innevato che fa da sfondo all'azione del Film, non sono le montagne della vanziniana Cortina ne le casette altoatesine dai balconi fioriti. No, qui c'è l'Abruzzo, fra lande selvagge e bellissime.

E' stato girato a Rocca di Mezzo, sull'altopiano delle Rocche nel Parco Regionale Sirente-Velino.


E' un thriller senza assassini Neve, anche se una piccola quantità di sangue viene versata.
E' un noir colorato di bianco il nuovo film di Stefano Incerti, un'avventura on the road in cui, oltre ad essere una massa ostile che provoca un generale ottundimento, la coltre lattiginosa che nasconde le strade e le case coincide anche con la droga che uno dei due protagonisti vorrebbe smettere di spacciare.
Il settimo lungometraggio di finzione dell'autore di Gorbaciof è però soprattutto un film libero: libero dalle regole dei generi, dai dialoghi che riempiono i vuoti, dall'amore che il cinema vuole far nascere fra un uomo e una donna che trascorrono del tempo insieme.
Con l'entusiasmo di chi ripensa ai filmini in super 8 che girava da ragazzo, il regista napoletano sfida se stesso a colpi di basso budget e location impervie e, liberandosi da ogni possibile sovrastruttura, ci racconta dei personaggi che non hanno niente di eroico o di "fichetto", un lui e una lei che sono in continuo "sfasamento" con la vita, e quindi goffi nel modo di rapportarsi agli altri o inadeguati nella maniera di vestirsi o di camminare.
Sappiamo poco di loro e di questo segreto il film si compiace, crogiolandosi in una lentezza iniziale che, se accettata, può cullare dolcemente lo spettatore fino alla fine, dandogli la sensazione di trovarsi nello stesso abitacolo che isola dal freddo Donato e Nora, il primo così chiaro nella carnagione e così naif nei suoi occhiali rossi, la seconda così più scura di pelle e sempre in bilico fra la femme fatale e la derelitta.
Incerti non abbandona mai questa coppia forse mal assortita. Non le concede né troppo – e il merito è di una serie di scene piuttosto brevi – né troppo poco, perché non subordina la sua timida relazione a una macchina da presa invasiva. Lo stile è sempre rigoroso, asciutto come le parole dette, sobrio come certi interni rappresentati.
Ora, tutto ciò non è né maistream né tipicamente italiano, tanto che Stefano Incerti dà l'impressione di aver preso spunto da George Simenon e dal noir scandinavo.
Eppure nel film c'è un elemento che ha a che fare con il nostro paese e il nostro cinema: è la figura del piccolo criminale improvvisato, del "solito ignoto" che spera di cambiare la propria sorte con un audace colpo.
Certo, rispetto ai tempi di Monicelli c'è meno da stare tranquilli, perché il boom economico sembra essere appartenuto a un'altra galassia e perché i drammi umani dei protagonisti, per quanto appena accennati, sono agghiaccianti.


 



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