L’Aquila: 6 anni dopo il terremoto

 - di Sante Acitelli - E così sono passati sei anni dal passaggio del Mostro! Dalla notte tra il 5 ed il 6 aprile del 2009 cos’è cambiato? Nulla! Così era e così è rimasto nei centri storici del “cratere”! Qualche comune ha aperto qualche cantiere, qualcosa a L’Aquila, nulla nelle frazioni! Ad Assergi, dei trenta consorzi costituiti, nessuno ha iniziato i lavori! Ed il “bello” è che tutti o quasi hanno rispettato i termini di legge, il progetto, la richiesta di contributo, la documentazione correlata, la scelta dell’impresa, le indagini geologiche, anche la nomina dei revisori; tutti pronti al via ma questo via non arriva mai! Ed è così da 6 anni! Quanto dovremo aspettare? A chi altri chiedere? Cos’altro dover presentare? Con quali altri uffici doversi confrontare? E nel frattempo i centri storici sono sempre più abbandonati, sempre più degradati e con i danni che aumentano a vista d’occhio sia per le altre scosse sia per l’incuria sia per fenomeni atmosferici.

E vabbè anche se non va bene per niente! Faremo ancora una bella fiaccolata, sentiremo ancora scandire i nomi delle 306 vittime commuovendoci un po’ a sentir  nominare parenti ed amici, forse un bel concerto che male non fa, discorsi sulla volontà di ricostruire, sul dovere morale e sull’impegno di rispettare il dovuto.

Personalmente mi sono rotto le palle di questa attesa e per questa abulìa, anche perché oltre ad aver fatto quanto lo Stato mi ha chiesto non so più cosa posso fare di più ed intanto gli anni passano e la speranza di rivedere la mia casa si allontana sempre di più. E se provassimo a cambiare le carte in tavola? Se invece di accendere i lumini della processione accendessimo qualche barricata? Se invece di ascoltare l’artista di turno cominciassimo a gridare la nostra rabbia? Se invece di applaudire i bei discorsi usassimo le mani per prendere a schiaffi il politico di turno? Si potrà obiettare che con la violenza non si ottiene nulla, ma perché su di me, su di noi non è stata fatta violenza? Non è violenza il non far vedere una via di uscita (o meglio di ripartenza) alla situazione che stiamo vivendo? Non è violenza il sentire i politici che da sei anni parlano di ricostruzione e non vedere un cantiere aperto? Non è violenza vedere un territorio abbandonato a se stesso? E se mettessimo qualche bomba sotto qualche casa che tanto sarà da demolire? Anche a casa mia perché no? Tanto! Peggio di così! O forse la verità è che non frega niente a nessuno, neanche a chi abitava quelle case; forse ci siamo abituati a questa realtà e non abbiamo più voglia di credere, di combattere, di giocarci il tutto per tutto. Qualcuno ha avuto la casa del C.A.S.E., qualcuno un M.A.P.  da trasformare in villetta alla faccia dei vincoli e dei permessi, qualcuno ha trovato un’altra sistemazione, qualcun altro se ne è andato via ed io mi ritrovo, forse solo, a parlare come un “disagiato”. Mi sono rotto le palle e quest’anno non andrò alla fiaccolata!

cifone

 



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