Furti di rame, ormai Ŕ assalto ai cimiteri

Ormai non possono più essere considerati dei casi isolati. Da Barisciano a Montereale, passando per Paganica e L’Aquila non c’è cimitero che non abbia ricevuto la visita dei ladri, che forse sarebbe meglio definire sciacalli. Obiettivo dei malviventi è il rame che nel mercato clandestino pare venga pagato fino a sette euro al chilo. E nei camposanti il rame si trova in abbondanza. Nel mirino i vasi per i fiori e i canali discendenti che soprattutto nelle cappelle servono a far defluire l’acqua dai tetti. Gli episodi ormai non si contano più: gli ultimi in ordine di tempo sono avvenuti a Paganica e a Cesaproba di Montereale. È certo che dietro al redditizio mercato criminale ci sono una o più bande organizzate che si muovono di notte dopo avere, di giorno, a lungo effettuato sopralluoghi e stabilito le modalità con le quali muoversi. Il mezzo preferito è il furgone chiuso ai lati così da non fare sospettare nulla a qualche occasionale testimone del furto. Basta una scala per raggiungere i tetti o i loculi posti a maggiore altezza e, beffa nella beffa, quasi sempre vengono usate le stesse scale che ci sono nei cimiteri per consentire ai parenti dei defunti di depositare i fiori. Ieri in redazione è arrivata la telefonata di alcuni abitanti di Cesaproba di Montereale che hanno addirittura annunciato la volontà di organizzare delle ronde per cercare di limitare il fenomeno. Naturalmente, in base alle tante denunce ricevute, sono mobilitate anche le forze dell’ordine che oltre a provare a individuare i ladri stanno cercando di capire dove va a finire tutto il materiale che viene prelevato. Un appello arriva dal custode del cimitero dell’Aquila, frate Nello Grego, il quale invita i «concessionari delle cappelle a togliere tutto ciò che può finire all’attenzione dei malfattori e quindi soprattutto oggetti in rame». Il custode sollecita tutti coloro che hanno dei sospetti o vedono strani movimenti ad avvertire subito le forze dell’ordine. Va anche considerato un altro aspetto. A parte il danno economico (c’è chi sta sostituendo gli oggetti in rame con altri di plastica o di materiali meno costosi) c’è un danno che non può essere in nessun modo sanato, ed è la sensazione di “violenza” che si ha quando si va a visitare i cari defunti e si scoprono tombe e cappelle depredate. C’è chi oltre al rame porta via persino fiori e lumini.

 



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