Villa Sant’Angelo guarda avanti Il paese cancellato dal sisma non si arrende

 La Domenica delle Palme di quattro anni fa Piazza Grande brulicava di persone. Anziani seduti sulle panchine davanti al monumento ai Caduti o vicino al municipio, e famiglie tornate per passare la Pasqua in paese che si scambiavano strette di mano e auguri davanti alla chiesa di San Michele. Quest’anno, il giorno della Domenica delle Palme, quello che una volta era il centro vivo di Villa Sant’Angelo brulica soltanto di mosche e gatti che si fanno la «guerra». Tranne loro, Piazza Grande è avvolta in un silenzio surreale. Dopo il terremoto che ha portato via 17 persone distruggendo quasi del tutto il paese, la popolazione si è stretta forte intorno al suo sindaco, in una voglia spasmodica di «salvare» il paese, di non farlo scivolare nel precipizio dell’abbandono. «Nessuno è andato via da Villa Sant’Angelo», dice orgoglioso il sindaco, Pierluigi Biondi, «perché qui si stava bene, e si sta ancora bene». «CI VEDIAMO PER L’APERITIVO». La triste conta del sindaco comincia in via Romana. Per entrarci si deve spostare un’inferriata che blocca l’ingresso: siamo in piena zona rossa. «Qui è deceduta una donna», dice Biondi indicando una casa. Ma è pochi metri più avanti che il sisma ha cancellato quasi un’intera famiglia: due sorelle e un fratello, una ragazza e il suo bambino. Sopravvissuto soltanto il marito di lei, Stefano. «Dì a tuo marito che poi ci vediamo per un aperitivo», aveva detto Biondi alla ragazza che spingeva il passeggino il venerdì prima della tragedia. Quell’aperitivo non c’è mai stato. In via dei Longobardi – prosegue la sua conta il sindaco – è deceduta un’altra donna. Parla mesto il sindaco, che si sente addosso la responsabilità di dare speranza ai suoi compaesani. Non può mica dire troppo brutalmente che certe scelte fatte dai governi e dalle istituzioni si sono rivelate un fallimento per la ricostruzione. Che la burocrazia è una montagna insormontabile, o che il Genio civile della Provincia è ingolfato e i soldi sono troppo pochi. Tra la gente deve risuonare un messaggio diverso: «Villa ce la farà». TOUR DE FORCE. Sembra un gioco al «tira e molla» quello tra i sindaci che vogliono fare e ricostruire e le norme che lo «impediscono». Tra l’operatività degli amministratori locali e la farraginosità delle procedure. I rifiuti, ad esempio. «Villa Sant’Angelo ha prodotto 40mila metri cubi di macerie, che equivalgono a 60mila tonnellate», spiega Biondi. «Qui hanno lavorato (in una delle cosiddette «linee» dell'Asm), 40 operai per 5 mesi di seguito». «Poi, a un certo punto, con la Legge Barca, si è deciso che l’emergenza era finita». Così una parte del paese è stata liberata e demolita. Mentre un’altra sostanziosa parte è ancora piena di macerie. «Da sei mesi non posso spostare una pietra», dice Biondi, indicando un cumulo di macerie dentro un arco, e diverse case che stanno quasi per cadere e non possono essere puntellate, «perché non abbiamo i soldi per procedere». Ferma, dunque, anche la messa in sicurezza degli edifici, fondamentale per proseguire con la selezione delle macerie. E così «stiamo “come d’autunno sugli alberi le foglie”: in attesa». POMPEI. «Lì c’è l’abitazione di monsignor Orlando Antonini», indica Biondi. Dando le spalle all’arco sotto al quale sta la casa del nunzio apostolico si apre uno slargo ampio, da cui s’intravede Tussillo, l'unica frazione di Villa Sant’Angelo. Prima del 6 aprile 2009 al posto di quello slargo esisteva tutto un agglomerato di case e vicoli stretti e caratteristici. Adesso sembra un sito archeologico e dal terreno spuntano spezzoni di case e pietre esposte al sole. «Io la chiamo Pompei», dice Biondi. «Abbiamo lasciato tracce di case perché altrimenti sembrava che qui non ci fosse mai stato nulla», racconta indicando resti di agglomerati di abitazioni. «Già adesso è difficile ricordarci com’era fatto il paese». Dall’altezza di questo slargo si vede benissimo piazzetta De André. «Era la piazzetta dei concerti estivi. Diverse volte vi si è esibita la cantante Simona Molinari», aggiunge il sindaco. Alzando lo sguardo dalla piazzetta verso la casa di monsignor Antonini, in una normale sera d’estate, si apriva agli occhi uno degli angoli più suggestivi di Villa. MAP E SOLIDARIETÀ. Il villaggio Map (Moduli abitativi provvisori) è stato realizzato dalla Provincia autonoma di Trento. «Siamo stati ricoperti di solidarietà», ricorda Biondi. Oltre ai trentini, che hanno costruito i 94 alloggi lavorando giorno e notte, ci sono anche le donazioni di tutto il mondo del volontariato, degli italo-americani, della Provincia di Monza, e di tante altre istituzioni e soggetti. La Caritas, ad esempio, ha realizzato un mini-centro commerciale dentro al villaggio Map, in cui sono state ricollocate tutte le attività commerciali del paese: dalla tabaccheria all’edicola, dalla bottega degli alimentari al bar al ristorante. Poco più in là c’è l’ambulatorio medico con la farmacia, mentre quella originaria sta nel cuore del paese, distrutta. Ci tornerà, insieme a tutte le altre attività, quando il paese sarà ricostruito. Il piano di ricostruzione di Villa Sant’Angelo – realizzato da un gruppo di ingegneri dell’Università di Catania – costerà circa 130 milioni di euro. Anche il sindaco Biondi vive in un Map. Le “casette” hanno davanti un piccolo giardino perfettamente curato dai proprietari, che pagano un canone sociale al Comune per la manutenzione degli alloggi. Le vie del villaggio sono un omaggio ai protagonisti della storia d’Italia: «Ma non i soliti personaggi come Garibaldi», spiega Biondi, «bensì persone importanti più vicine ai nostri tempi». I vicoli sono intitolati a Nicola Calipari, a Peppino Impastato, a John Fante e tanti altri. Gli alloggi Map non resteranno inutilizzati una volta liberi. Saranno assegnati a chi ne ha bisogno. «Perché a Villa», spiega il sindaco, «ho una grandissima richiesta abitativa». Anche questo è segno che la volontà di rinascere è più forte degli ostacoli della burocrazia.

- da Il Centro -


 



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