Cialente tentenna ma Ŕ pronto a tornare

 «Forza Massimo, non mollare». E il popolo del centrosinistra, accalcato dentro e fuori il tendone allestito al castello, davanti all’auditorium di Renzo Piano, si alza in piedi al grido «Massimo, Massimo!». Un lungo, lunghissimo, applauso ad accompagnare le ultime battute della manifestazione voluta per dire all’Italia che «L’Aquila non è una città di ladri, ma di gente perbene» e che «il suo sindaco deve tornare al timone della nave». Sono circa le 19 quando la senatrice Stefania Pezzopane lascia il microfono. L’ultimo trascinante intervento, il suo, dopo i tanti andati in scena uno dopo l’altro. Tutti lì su un palco improvvisato e fin troppo affollato, per dire a Cialente «persona onesta, di andare avanti a testa alta e di restare alla guida della città». Abbracci, strette di mano e persino qualche lacrima in quel tendone strapieno, tra nuovi big e qualche vecchia gloria della politica regionale e locale. Poi il gelo: «Non ci sono spazi per un mio ripensamento» è la notizia battuta in quegli stessi momenti dalle agenzie. «Sono stato dimissionato dal governo per un avviso di garanzia al mio vicesindaco». Una frase, la stessa ripetuta più volte nei giorni scorsi, condita da ulteriori considerazioni sull’atteggiamento assunto dal governo nei confronti dell’Aquila e della ricostruzione. Un’ora dopo, però, la precisazione di Cialente che riapre la strada a un suo possibile ripensamento. «Sono dichiarazioni che ho rilasciato oggi alle 15» spiega Cialente al telefono, lasciando subito intendere che qualcosa già è cambiato. «Vedremo, fatemi riflettere. Devo decidere cosa è più utile per la nostra città» dice, infatti, dopo aver, però, ripetuto che «il dietrofront del ministro Carlo Trigi lia sulle risorse da destinare all’Aquila nell’anno in corso, da solo non può bastare». Cialente sa come sono andate le cose al parco del castello. Delle 1500-2000 persone che all’unisono gli hanno chiesto di non andare via, di continuare a gestire la ricostruzione dell’Aquila. E dell’arrivo di Luciano D’Alfonso, di Gianni Melilla, dei consiglieri del Pd al comune di Pescara, di esponenti della vecchia e nuova guardia del centrosinistra regionale e locale. E poi, la sua gente. «Quella che in questi anni ha trovato la sua porta sempre aperta», è stato via via ribadito dai suoi colleghi di giunta, dai rappresentanti degli operai, degli studenti, dei sindaci del comprensorio che hanno preso la parola. «Il problema non è il mio rapporto con la città» ripete Cialente al telefono. «Il feeling con i miei concittadini non si è mai rotto. E non lo dico solo per come è andata la manifestazione. In questi giorni ho ricevuto tanti sms di incitamento a restare. Non sono riuscito neppure a leggerli tutti. Il problema vero, in questo momento, è l’immagine della città che si è voluto dare all’Italia. Noi non siamo gente che va al bancomat ed ora anche il ministro Trigilia, che in questi giorni si è prodigato nel far passare la nostra come una città di ladri, ha dovuto dire che i nostri conti erano giusti. Si parla con un dilettantismo che fa paura. Ma il danno è fatto. E il mio amico Enrico Letta deve assumersi la responsabilità politica degli atti compiuti dal ministro. Io sono stato licenziato dal governo per un avviso di garanzia arrivato al mio vicesindaco e contro L’Aquila è stato sferrato un attacco che non ha precedenti. Non ho sentito nessun ministro dire che non verranno elargiti fondi al Piemonte perché c’è una richiesta di rinvio a giudizio per il presidente della Regione Cota. Appena l’altra sera, in una trasmissione televisiva, Sabina Guzzanti ha detto che all’Aquila sono tutti disonesti. Una farsa. Io ho un solo appello da fare: la magistratura faccia presto. C’è bisogno di fare chiarezza e c’è una città a cui vanno restituiti onore e credibilità. La gente ha capito e Letta, se ha coraggio, deve avocare a sé la responsabilità della ricostruzione. Voglio che il governo dica la verità, perché non possiamo accettare che si sostenga che qui c’è un “magna -magna”, cosa che fa comodo sia alla destra che a una certa sinistra. Siamo noi, e l’ex ministro Barca lo sa, ad aver chiesto regole che nessuno, a Roma, ha voluto scrivere». E sul ritiro delle dimissioni Cialente, apre spiragli. «Vediamo, fatemi riflettere». Un primo passo verso quel «non mollare» arrivato dalla manifestazione. L’occasione, per la senatrice Pezzopane, per tornare ad attaccare duramente Trigilia, «che ha agito da sciacallo senza conoscere nulla». E Chiodi «che ha ostacolato in tutti i modi la ricostruzione». Poi il monito a chi, tra gli amici, «si è prestato a fare il cavallo di Troia». Quasi un comizio, per chiudere con un «forza Massimo, non ci deludere».

- da Il Centro -



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