Ricostruzione, le frazioni in rivolta: "non ci resta che...Piangere o.... LA RUSPA"

 

 

 

 

- Ricostruzione, le frazioni in rivolta anche se partisse un solo cantiere ad Assergi dopo 6 anni da terremoto, vuol dire che, essendo 30 i consorzi di Assergi, il secondo partirebbe nel 2021, il terzo nel 2027, il quarto nel 2033, il quinto nel 2039, il sesto nel 2045 e via dicendo..... che facciamo? lo abbandoniamo il paese? rinunciamo così alle nostre case? alle nostre radici? alla nostra storia? un incontro per una decisione comune no? un'iniziativa da proporre nemmeno? abbiamo fatto una riunione tra pochissimi presidenti di consorzi dove abbiamo accettato un documento base; che seguito diamo? io un'alternativa l'avrei: affittiamo una una ruspa, demoliamo tutto lasciando le macerie dove sono e fankulo Assergi
Sante Acitelli (Cifone)


 - Leggendo la riflessione del sign. Cifone, provo delusione rabbia e frustrazione e non posso che dirmi daccordo sul fatto che forse dovremmo smettere di piangerci addosso aspettando la manna che non si sa se arriverà e se si in che misura. Certo l'idea provocatoria della ruspa non si allontana molto dalla realtà,visto le condizioni in cui si trova il nostro paese che letteralmente sta muffendo anche grazie ai furti di discendenti e canali per lo scolo delle acque(a proposito, visto che i ladri che hanno devastato Assergi e gli altri paesi sono quasi stati tutti arrestati ed il materiale recuperato,anche se ormai inutilizzato,perchè non li si obbliga a ripristinare il mal tolto invece di tenerli in vacanza nelle nostre confortevoli galere confronto a quelle del loro paese?)alla mancanza di controlli e purtroppo,anche dal poco interesse dei proprietari di case sia Assergesi Romani di altre regioni e anche di emigranti. Rifletteva Cifone......facciamoci venire un idea,e allora a me è balenato alla mente;ma perchè non facciamo uno sforzo ed ognuno pensa a ristrutturare la propria casa?perchè non ci impegnamo a far diventare il nostro paese uno dei più bei borghi D'abruzzo?Si potrebbero coinvolgere gli usi civici per la direttiva e le pratiche burocratiche?Si potrebbero coinvolgere i giovani per ampliare idee di come attuare questo programma? Vi siete mai soffermati a riflettere che ciò potrebbe portare lavoro turismo e visibilità al nostro paese? Una volta ristrutturato,si potrebbero affittare le case, si potrebbero aprire piccole attività come rivendita di prodotti locali,bar, pizzeria o altri locali con specialità esclusive di assergi dove i nostri ragazzi potrebbero socializzare e i più anziani tornare a parlarsi invece di rimanere nelle confortevoli case ma.....Soli. E' un sogno?no è volontà di fare,altrimenti non ci resta che...Piangere o.... LA RUSPA.
Gianfranco Masciocco

 

Cifone e Masciocco si riferiscono al seguente articolo di "Salviamo Paganica:

 «Marzo è pazzo, recita un vecchio proverbio a sfondo meteorologico. Solo marzo? Erano i primi giorni del 2015 quando il penoso crollo di un edificio dall’alto valore simbolico come l’ex sede comunale di Paganica suscitò indignazione e sconforto tali da non passare inosservato agli occhi dell’informazione. In seguito emersero i primi inconfutabili dati sulla ripartizione delle risorse impiegate finora nella ricostruzione, con la città dell’Aquila beneficiaria della quasi totalità del paniere disponibile mentre le briciole sono costrette a litigarsele le numerose e affamate (di ricostruzione) frazioni. Mentre già da tempo, i consorzi obbligatori per la ricostruzione di Paganica, costituitisi in comitato, insorgevano contro l’immobilismo del Comune nei confronti delle frazioni. Poi la visita del sottosegretario con delega alla ricostruzione Paola De Micheli, la quale dichiara: “Mi hanno assicurato che la ricostruzione procede bene anche nelle frazioni dell’Aquila e nei comuni del cratere sismico”. Evidentemente qualcuno degli amministratori era in vena di burle quel giorno, pazienza. Ma lo spirito dei frazionisti è ancora vivo e non si rassegna al destino di incuria e abbandono prospettato e premeditato dai gerarchi della ricostruzione aquilana, e così Onna Onlus scrive una missiva direttamente al sottosegretario, oltre che a tutta la governance abruzzese, missiva in cui denuncia lo stato di abbandono in cui versano Onna e le altre frazioni, come anche le promesse e le continue dichiarazioni (passerelle) degli amministratori. La questione di una ricostruzione a due tempi e dell’evidente disparità di trattamento tra città e frazioni incendiano il dibattito politico. Il sindaco e la sua giunta in un rigurgito di sincerità (cui non sono abituati) sono costretti ad ammettere i ritardi, e subito danno inizio al teatrino dello scaricabarile. Da pochi giorni la questione della mancata ricostruzione delle frazioni è tornata nuovamente al centro della sezione “promesse”. L’assessore Di Stefano ha da poco dichiarato che in estate partiranno i primi cantieri delle frazioni, uno per ogni frazione, e addirittura due in quelle più grandi, come Paganica. “Credo che ce la faremo, a vedere i cantieri aperti, a estate inoltrata” ha dichiarato fiducioso. Peccato che già a seguito di un’assemblea nella piazza Grande di Bagno datata 12 luglio 2014 alla quale presero parte Giovanni Lolli, Pierpaolo Pietrucci, Americo Di Benedetto e lo stesso Di Stefano, l’obiettivo dichiarato era quello di 15 cantieri, uno per ciascuna delle 13 frazioni più danneggiate, un’altra volta eccetto Paganica, dove dovevano essere due-tre cantieri essendo il centro storico più grande. Se all’Aquila “Cantieri dell’immaginario” è un piacevole evento estivo culturale fatto di musica, teatro e danza, nelle frazioni sono quei cantieri che si agitano nella sempre fervida mente dell’amministrazione. Per i prossimi anni quindi invitiamo l’assessore Di Stefano, come anche il resto di questo circo di amministrazione comunale, a non fare più promesse, almeno quando queste coinvolgano il nome di Paganica, e rimandiamo il tutto al giorno in cui dopo 6 o più anni dal terremoto, i due, o addirittura i tre cantieri più volte paventati siano effettivamente in opera».



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